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Sviluppo · 6 minuti

Come sta cambiando il lavoro di uno sviluppatore

Cosa è cambiato nella giornata di chi scrive software con l'arrivo dell'AI, e cosa invece è rimasto uguale.

Se qualcuno mi avesse descritto tre anni fa la mia giornata di lavoro di oggi, gli avrei creduto a metà.

Non perché sia diventata irriconoscibile. Apro ancora l’editor la mattina, leggo ancora le mail dei clienti, passo ancora un sacco di tempo a capire perché una cosa non funziona. Ma il modo in cui il tempo si distribuisce è cambiato parecchio, e vale la pena raccontarlo senza entusiasmi e senza catastrofismi.

Si scrive meno, si legge di più

La differenza più evidente è questa. Una volta la parte più lunga del lavoro era scrivere codice: la funzione, il test, la query, il componente dell’interfaccia. Oggi buona parte di quel codice la scrive un assistente, e io la leggo.

Sembra una cosa da poco, ma cambia il mestiere. Leggere codice scritto da altri è sempre stata una competenza sottovalutata, quasi una punizione da dare ai nuovi arrivati (“intanto guarda come funziona il progetto”). Adesso è il centro del lavoro. Bisogna capire in fretta se una soluzione è giusta, se regge i casi limite, se si integra con il resto o se ha solo l’aria di funzionare.

Chi sapeva leggere bene il codice prima, oggi è avvantaggiato. Chi lo scriveva bene ma faticava a leggere quello degli altri, deve allenarsi.

Le domande contano più delle risposte

Un assistente risponde sempre. È il suo pregio e il suo limite. Se gli fai una domanda vaga, ti dà una risposta plausibile e sbagliata con la stessa sicurezza con cui ti darebbe quella giusta.

Per questo la parte del lavoro che sta crescendo è quella che viene prima del codice: capire cosa serve davvero, spezzare un problema in pezzi chiari, sapere quali vincoli dare. È sempre stato il cuore del mestiere, solo che prima si mescolava con tutto il resto. Ora è più visibile, perché la differenza tra una buona richiesta e una cattiva si vede subito nel risultato.

Il tempo risparmiato non sparisce

Una cosa che ho notato su di me: il tempo che risparmio scrivendo meno codice non si traduce in giornate più corte. Si sposta.

Lo spendo a parlare di più con chi userà il software. A scrivere più test, perché adesso costano poco. A sistemare quella parte del progetto che rimandavo da mesi. A rileggere con calma prima di un rilascio.

In pratica i progetti non vanno solo più veloci. Vanno più veloci nelle parti ripetitive e più a fondo nelle parti che contano. Almeno, è così quando lo si usa bene.

Cosa non è cambiato per niente

Ci sono cose che l’AI non ha toccato. Il cliente che ha bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa sta comprando. Il bug che compare solo il venerdì pomeriggio in produzione. La riunione in cui si scopre che il processo è diverso da come era stato descritto. La responsabilità, quando qualcosa va storto, di sapere cosa è successo e di sistemarlo.

Queste cose erano il lavoro prima e sono il lavoro adesso. Forse sono anche la parte più interessante.

Un mestiere che si sposta

Se dovessi riassumere, direi che il lavoro di uno sviluppatore si sta spostando un po’ più in alto. Meno tempo sulla singola riga, più tempo sul sistema, sulle persone, sulle decisioni.

È già successo quando sono arrivati i linguaggi ad alto livello, i framework, le librerie open source, Stack Overflow. Ogni volta qualcuno ha detto che programmare sarebbe diventato banale. Ogni volta il lavoro è cambiato e c’è stato bisogno di più persone capaci.

Non so dire con certezza come sarà tra cinque anni. So che oggi mi diverto ancora, forse più di prima.


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